Dove possiamo cominciare insieme questo cammino? Un brano che può parlare di strada, che può dare anche una chiave di lettura per tutto un itinerario? Naturalmente la Bibbia ci fornisce diverse possibilità, ma mi è sembrato opportuno proporre l’inizio del ciclo di Abramo.

Se sei nuovo al blog, troverai delle indicazioni sulla preghiera qui.

Un piccolo parere prima di cominciare. È molto utile decidere in anticipo il tempo che si vuol dedicare a questo esercizio (20 minuti? mezz’ora? un’ora?). La tentazione è sempre di cercare di fare il tutto in fretta, e fuggire prima del tempo. Ma nel preparare un buon sugo, darsi tempo è importante.

Lectio

Trova un luogo tranquillo. Comincia con un segno della croce. Poi, leggi il testo con calma, una due volte, prima di proseguire.

Dal libro della Genesi (12, 1-4)

1 Il Signore disse ad Abram:

“Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò.
2Farò di te una grande nazione e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione.
3Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”.

4Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran.

(testo CEI 2008)

Prima di passare a qualche punto sul testo stesso, una breve collocazione generale. Questo breve brano è l’inizio del ciclo dei patriarchi (Abramo, Isacco e Giacobbe) nel libro della Genesi, una serie di racconti che ricordano gli antichi capi stipite delle tribù del popolo d’Israele. Nascono (quasi sicuramente) come racconti popolari raccontati piuttosto che scritti, intorno al fuoco che non su una scrivania, e bisogna coglierli anche con il bello della tradizione orale che vuol essere un racconto dell’identità del popolo, più che racconti prettamente storici in senso moderno (su questo, un’altra volta!).

Passando più specificamente al brano, possiamo notare alcuni elementi.

  • Nel brano l’iniziativa è chiaramente di Dio, il Signore. Non di Abramo. Abramo si mette a disposizione. E non è un giovincello: ha settantacinque anni … da leggere nel senso di un uomo che ha già vissuto la propria vita, che in linea di massima, tende a stare dov’è, a concludere, non a cominciare progetti nuovi.
  • L’invito da parte di Dio è di lasciare, di partire, di andare oltre il suo mondo, la casa di suo padre, la terra conosciuta, verso una meta sconosciuta. Richiede sicuramente coraggio e fiducia.
  • Dio promette benedizione: benedizione per Abramo stesso, e benedizione per gli altri tramite Abramo.
  • Abramo diventa pellegrino, viaggiatore (ma non vagabondo). Qui è importante distinguere: perché il vagabondo – per definizione – è colui che vaga, che gira senza meta e senza intento. Il viaggiatore no. Forse, come Abramo, la destinazione finale non è ancora chiara, ma viaggia con intenzione: nel suo caso, come per molti pellegrini, è un cammino sia esteriore che interiore.

Meditatio

Ti invito a rileggere con calma il brano. E poi a riflettere sia sul brano che su te stesso. Ti propongo solo qualche domanda che può aiutare. Naturalmente, la tua stessa lettura e la stessa preghiera ti può proporre delle altre.

  • Dove mi trovo nella mia vita al momento? Mi trovo aperto a nuove possibilità, a nuovo sfide, anche interiori?
  • Che immagine di Dio ho? Il mio Dio m’invita ad andare oltre me stesso, ad avere fiducia in lui, ad intraprendere un cammino? O forse tengo Dio a distanza perché non mi scomodi con le sue idee, le sue chiamate?
  • La presenza di Dio è spesso segnata dalla benedizione. Benedizione che non sono cose tanto esterne, quanto un radicale stare bene, una vitalità nel proprio rapporto con Dio. Dove trovo benedizione e vitalità nella mia vita? Dov’è che trovo elementi di morte nel mio rapporto con Dio? Dove trovo che io divento benedizione per gli altri?
  • Nella mia vita (anche quella spirituale), sono viaggiatore o vagabondo?

Ti invito a non correre con le domande. Datti tempo. Se vuoi attingere in profondità, serve anche pazienza.

Oratio

Adesso lascia che la lettura del brano (Lectio), e la riflessione sul testo (Meditatio) sfoci in preghiera (Oratio), in conversazione. Sicuramente ci saranno cose di cui vuoi ringraziare il Signore, cose che vorreste chiedere, cose per le quali vuoi chiedere perdono. Come suggerisce Sant’Ignazio, parla con il Signore “come un amico parla con un amico.” Spesso aiuta poter  focalizzare il tuo sguardo sul crocefisso, su un icona, o sul tabernacolo (se sei in una cappella), o immaginare il Signore presente lì con te (immaginare qui è vedere interiormente una realtà presente … non è uguale a fantasia).

Se ti sembra strano parlare così con il Signore ricordati che il Signore parla proprio nel più intimo di noi. Piano piano si impara anche a riconoscere la sua voce.

 

Contemplatio

Un volta che la conversazione/preghiera arriva ad una completezza sua, non fuggire in fretta. Rimani lì con il Signore. Godi della sua presenza.

A fine del tempo di preghiera, puoi concludere con un segno della croce.

 

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