Paddle your own canoe

Per questa seconda proposta di preghiera, vorrei rimanere in tema di inizio/partenza, ma passare ad una lectio su un brano del Vangelo. Il testo che vi propongo è Luca 5, 1-11: la chiamata dei discepoli sul lago di Galilea (se preferisci il testo elettronico, lo trovi qui su BibbiaEdu.it). Come nel primo momento proposto, seguirò lo schema della Lectio Divina.

Se sei nuovo al blog, ti suggerirei di leggere i suggerimenti per quanto riguarda il tempo, luogo per la preghiera, e la posizione del corpo.

Lectio

Prima di tutto leggo il brano con calma, una, due volte. Per cogliere meglio il senso, importante situare il brano. Gesù è all’inizio del suo ministero, i primi giorni predicando nelle sinagoghe della Galilea, e a Cafarnao. Predicando in riva al lago di Genessaret (conosciuto anche come il Lago o il Mare di Tiberiade o di Galilea), Gesù si auto-invita nella barca di Simone (Pietro). L’episodio succede quando Gesù finisce di predicare.

Quello che Gesù chiede ai discepoli ha dell’illogico. Loro, pescatori di mestiere, sanno che a largo nel lago si pesca solo di notte, e hanno già faticato tutta la notte. Ma comunque, Pietro segue l’indicazione di Gesù, e getta la reti.

Una carateristica dei segni di Dio è la sovvrabbondanza. La pesca che gli viena data non è solo quanto basta, ma di troppo. Simone deve chiamare i suoi soci Giacomo e Giovanni, ed anche con due barche, stavano affondando.

Una piccola nota sui discepoli. Sono pescatori, sì, non poveracci. Questa è gente di mestiere, una piccola-media impresa diremmo oggi. Hanno barche, reti, ed in altri vangeli parlano di impiegati. Lavorano in un’industria importante sul mare di Galilea: quella della pesca e della preparazione del pesce. E facile lasciare tutto se non si ha niente, ma quando si ha un mestiere ed un business?

 

Meditatio

A questo punto aiuta molto rileggere il brano, per potere rifletter meglio sul brano che su te stesso. Proporrò sole alcune domande che posso aiutare, ma – come detto l’altra volta – lascio che la stessa lettura e preghiera mi proponga delle altre.

  • Dove sento che Gesù mi stia chiamando a “prendere il largo” nella mia vita?
  • Dov’è che forse questo prendere il largo sembra una chiamata forte, chiara … ma forse anche illogica, dal punto di vista delle mie competenze?
  • Dov’è che ho vissuto momenti di sovvrabbondanza in quello che ho ricevuto inaspettatamente da Dio?
  • Nella mia vita ci sono momenti dove chiedi a Dio di allontanarsi perché sono peccatore? Quali cose ho paura di condividere con Dio? Dov’è che vivo vergogna?
  • Ho la libertà di “lasciare tutto”? Quello che possiedo (anche le mie competenze) sono mezzi/strumenti che mi aiutano nella vita, o sono diventati padroni?

Prendo tempo con le domande, senza correre. Lascio che le domande scendano in profondità. Quale risposte sento nel mio cuore? Cosa sento interiormente con queste risposte? Gioia? Tristezza? Speranza?

Oratio

Lascio che la lettura, e la riflessione sfoci in preghiera, in conversazione: ora ringraziando, ora chiedendo una grazia o il perdono. Come suggerisce Sant’Ignazio, parlo con il Signore “come un amico parla con un amico.” Il Signore parla proprio del più intimo di noi.

 

Contemplatio

Finita la conversazione/preghiera, rimango lì con il Signore, a godere della sua presenza. Di nuovo senza fretta.

A fine del tempo di preghiera, concludo con un segno della croce.

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