La vigilia di Natale mi pare opportuno offrire una lectio che rimane in tema. Sicuramente siamo abituati al racconto di Natale, prendendo insieme elementi del Vangelo secondo Matteo e secondo Luca: il censimento, le locande piene, e i pastori (Luca), la stella, i Magi, Erode e la fuga in Egitto (Matteo). Ma invece di fermarmi davanti al presepe, vorrei proporre un brano che da una chiave di lettura più lontana al mistero del Natale, il brano che la Chiesa ci offre per la messa del giorno di Natale.

Parlo del prologo (l’inizio) del Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-14). Prima di dire altro ti invito a prendere i mano la Bibbia e leggere questo brano. [Se sei nuovo al blog, vale la pena anche leggere qui].

Lectio

Il prologo di Giovanni non è un testo facile, ma è particolarmente bello. I quattro evangelisti hanno un modo diverso di parlare di Gesù prima del suo ministero: Marco comincia subito con Gesù adulto, e il battesimo da Giovanni il Battista, mentre Matteo e Luca ci riportano un serie di racconti sulla nascita di Gesù con i quali siamo familiari. Giovanni l’Evangelista va ben oltre, e vuole cominciare dal principio.

Mi soffermerò solo su alcuni elementi:

[1] In principio echeggia l’inizio del libro della Genesi. È una lettura potremmo dire cosmica, Gesù è il Verbo/la Parola che è dal principio con Dio, è Dio.

[1] era il verbo: Le tradizioni abituali, inclusa quella della CEI, traducono il termine greco logos come il verbo, piuttosto che la parola. Riferendosi chiaramente a Gesù si è preferito un termine maschile, tenendosi vicini alla traduzione latina verbum. Scelta comprensibile, ma è importante ricordare che, anche se parliamo di Dio come Padre (maschile) e Figlio (maschile), ed è Gesù stesso ad usare questi termini, Dio non ha genere, perché va ben oltre la categorie della nostra umanità; se mai, come ricorda la Genesi (1,27) l’essere umano è creato ad immagine di Dio, ma in ciò come uomo e donna. Ed anche parlando dell’incarnazione, la radicalità sta che Dio diventi essere umano, il creatore che diventa creatura (diventa carne …): ed in questo abbracciando sia l’uomo che la donna; nella dignità umana che ne deriva, non vi può essere distinzione tra maschio e femmina.

[3] tutto è stato fatto per mezzo di lui … : Giovanni parla di Gesù come la Parola creatrice di Dio. In questo, Giovanni riprende la tradizione ebraica che riguarda la sapienza di Dio (Proverbi 8, 22-31). Prendendo insieme i due riferimenti alla creazione, difficile non vedere come Giovanni vuole proporre la nascita di Gesù come l’inizio di una nuova creazione.

[5] la luce splende nelle tenebre / e le tenebre non l’hanno vinta. Il brano parla più volte di luce e tenebre. Un segno forte e molto umano: il male raramente si fa in piena luce, ma ama l’ombra e il buio, dove si agisce di nascosto, di sorpresa. Dio, all’incontrario, porta luce, una luce vera che consola.

[12] A quanti però lo hanno accolto / ha dato potere di diventare figli di Dio. È una promessa forte. Il Natale non riguarda solo Gesù, ma in fondo ci riguarda: “il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio” direbbe Sant’Atanasio. Parole quasi scandalose nel loro apporto, ma ricordano la nobiltà della chiamata del Vangelo.

[14] E il Verbo si fece carne / e venne ad abitare in mezzo a noi. Due termini su cui fermarci. Il primo, la carne (sarx): perché troppo spesso parliamo di carne e carnale in termini moralmente negativi. Ma l’incarnazione chi ricorda che Dio non schifa il corpo umano. Questo per noi dovrebbe diventare un invito a non vivere la nostra vita di fede quasi disincarnati, ma abbracciando e vivendo in modo positivo la nostra corporeità.

Secondo, quel venne ad abitare. Il greco ha un singolo termine: eskenosen,  che deriva della stessa radice di skene il ciu primo significato è tenda. Allora, non è tanto la casa, ma l’umile dimora, che si può prendere anche figurativamente per il corpo umano (p.e. 2 Pietro 1,13-14) . Potremmo mantanere questa immagine traducendo pose la sua tenda. Forse l’evangelista ha in mente anche la tenda della presenza di Dio nel cammino attraverso il deserto dall’Egitto alla Terra Promessa.

 

Meditatio

A questo punto rileggo il brano lentamente, e mi soffermo a riflettere e meditare su alcune domande:

  • Questo brano chi ricorda come Dio non lascia il creato, non lo abbandona. Come mi sento davanti ad un Dio che si cura di me creatura?
  • La nascita di Gesù promette una creazione nuova. Dov’è che nella mia vita cerco una rinnovata creazione?
  • Quali sono le ombre che noto nella mia vita? Dove trovo la luce del Signore? Ho paura degli aspetti tenebrosi in me? Credo veramente che Dio ha vinto le tenebre?
  • Questo brano mi ricorda che sono chiamato a vivere come figlio/a di Dio? Quali sentimenti suscita in me questa chiamata?
  • La parola di Dio si fa carne, il corpo allora diventa tempio di Dio. Rispetto il mio corpo e quello degli altri? Vivo la mia corporeità in modo sano morale/fisico?
  • Dio “pone la tende in mezzo a noi”. Vivo l’esperienza di un Dio-con-noi … oppure per me Dio è ancora lontano, distante, assente dalla mia vita?

 

Oratio

Lascio poi che la riflessione sfoci in preghiera. Cosa vorrei dire all’Signore? Per quali motivi vorrei ringraziarlo? Che cosa vorrei chiedergli? Quali grazie? Cosa mi lascia perplesso? Per cosa vorrei chiedere perdono?

Posso, sopratutto, chiedere la grazia: O redentore di pietà infinita, amico e fratello, possa io conoscerti più chiaramente, amarti più profondamente e seguirti più da vicino, come ricorda l’antica preghiera di San Riccardo di Chichester (+1253).

Rimango in conversazione senza fretta, e parlo con il Signore con le parole che trovo nel mio cuore.

 

Contemplatio

In fine mi fermo alla presenza del Signore.  Godo di quella presenza, e lascio che la preghiera diventa sempre più una preghiera del cuore.

Alla fine, posso concludere con un’altra antica preghiera:

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, ascoltami.
Dentro le tue piaghe, nascondimi.
Non permettere che io mi separi da te.
Dal nemico maligno, difendimi.
Nell’ora della mia morte, chiamami.
Fa’ che io venga a te per lodarti
con tutti i santi nei secoli dei secoli.
Amen.

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