Oggi, mercoledì delle ceneri, comincia la Quaresima. Quaranta giorni di preparazione per la Pasqua all’insegna della penitenza. Almeno parlando per me, è stato spesso nella mia vita un periodo mal compreso: che senso può avere oggi l’elemosina, la preghiera ed il digiuno? La risposta migliore la Chiesa ce la dà nella scelta di letture per la liturgia, specialmente quella del vangelo di oggi: Matteo 6, 1-18.

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Lectio

I più attenti avranno visto che un po’ ho barato. Il Vangelo del giorno è Matteo 6, 1-6, 16-18. Come vedete le forbici del liturgista [vedi nota 1, in fondo] tagliano fuori l’insegnamento del Padre Nostro. In questa lectio, vi propogno di tenere il brano intero Matteo 6, 1-18.

Cominciamo da un prima lettura del brano, dalla vostra bibbia, o anche online [qua su BibbiaEdu]. Leggete il brano interamente, poi passiamo ad alcuni dettagli.

[1] Intanto la premessa (v. 1): non si fa elemonisina / preghiera / digiuno per essere visti. Se si fa il bene per fare scena si è ipocriti: ed in greco ὑποκριτής (da cui l’ipocrita) è strettamente l’attore, perché l’attore dissimula, non è ciò che ci fa credere di essere. L’invito è di non essere dissimulatori, ma autentici. Il testo spesso parlare dell’agire in segreto (vv. 3, 6, 17-18). Non è che il cristiano è invitato ad agire sempre di nascosto. In altri brani, Gesù parla dell’importanza della testimonianza. Ma il brano invita a pensare sul perché a volte vogliamo agire pubblicamente.

Poi i vari insegnamenti sull’elemosina, la preghiera, il digiuno.

[2-4] Prima l’elemosina, che fa calco al greco ἐλεημοσύνη. In modo semplice è dare elemosina, ma la radice è più ricca, ed è la stessa del Kyrie Eleison … allora pietà in senso più ampia. L’espressione italiana fare la carità prende bene questa accezione, perché fare carità non è meramente dare soldi o cose, ma fare un gesto di amore verso il prossimo. Fare la carità è un gesto fondamentale in molte culture (molto presente anche nel giudaismo e l’islam). Anche se oggi emfasiziamo la giustizia sociale, ciò non esclude che rimane un luogo molto forte dove si invita ad andare oltre la giustizia, oltre ciò che mi è obbligo dare al prossimo.

[7-15] Seconda, la preghiera. L’invito di Gesù è chiaro:

[7-8] non serve sprecare parole, perché il Padre sa ciò che ci serve. Da notare che Gesù non parla di ciò che voglio, ma di ciò di cui ho bisogno! Allora la preghiera è più un gesto di fiducia.
[9-13] Troviamo qui l’insegnamento del Padre Nostro: non è momento di commentarla qui, però è chiaro come la preghiera ci offre una sintesi forte del modo di pregare di Gesù.
[14-15] E la preghiera deve corrispondere a verità, particolarmente del perdono. Se preghiemo, ma non siamo disposti a cambiare, che preghiera è?

[16-18] Infine, il digiuno, questo sconosciuto. Gesù non lo spiega perché era fin troppo normale nelle culture antiche. Oggi molto meno, almeno in senso religioso, forse perché spesso vissuto male, o solo ritualmente, forse anche come punire proprio corpo, perché abbiamo un rapporto ambiguo con la nostra corporietà. D’altro lato, siamo una generazione di diete, di attenzione ad avere un corpo da prova costume, anche una generazione che conoscie le difficoltà dell’anoressia e la bilumia. Allora, perché il digiuno religioso? Perché vissuto bene può essere integrato con una disciplina del proprio essere in senso più ampio.

Meditatio

In questo secondo momento della Lectio Divina  aiuta a rileggere il brano lentamente, e mi soffermo a riflettere su alcune domande:

  • Che luogo hanno nella mia vita la carità, la preghiera ed il digiuno?
  • Posso dire di essere una persona caritatevole? Sono generoso con le mie risorse, con il mio tempo? Sono caritatevole con i vicini ed i lontani?
  • Prego?  Ho scoperto la mia stanza interiore dove comunico con il mio Dio, con il Padre celeste?  Credo che Dio sa ciò di cui ho bisogno?
  • Digiuno? Ma da cose digiuno? Vivo una quaresima infantile (p.e. non mangiare caramelle e cioccolata), o una adulta, che trova nel digiuno – anche quello serio, che include il cibo, ma non solo – uno strumento che mi aiuta a vive un più sano rapporto con il mio corpo ed il mio appetito? Ma il mio digiuno mi riduce a persona insopportabile, o a persona più aperta agli altri? So vivere il digiuno con gioia?
  • Il mio agire religioso è veritiero, o dissimulo? La mia testimonianza è autentica, o cerco per lo più di apparire?

Oratio

Come in altri momenti di preghiera con la Lectio Divino, lascio poi che la riflessione sfoci in preghiera. Posso chiedere di nuovo a me stesso: cosa vorrei dire all’Signore? Per quali motivi vorrei ringraziarlo? Che cosa vorrei chiedergli? Quali grazie? Cosa mi lascia perplesso? Per cosa vorrei chiedere perdono?

Rimango in conversazione con il Signore con le parole che trovo nel mio cuore, come un amico parla ad un amico. Senza fretta.

Contemplatio

In fine, mi fermo alla presenza del Signore. Godo di quella presenza, lasciando che la mia preghiera diventi sempre più una preghiera del cuore.

Alla fine, posso concludere pregando il Padre Nostro.


Nota:

[Nota 1] Chi mi conosce bene sa che mi piace polemizzare, ma scherzosamente, contro l’abitudine di tagliuzzare la parola di Dio, prendendo pezzi e tralasciando altre. Naturalmente capisco perfettamente (e condivido!) il bisogno pastorale di non avere brani troppo lunghi, però rimane importanto non far perdere il contesto interno di alcuni brani.

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