Il tempo di Pasqua c’invita a fermarci davanti al mistero della risurrezione. Per il cristiano, come ci ricorda S. Paolo, la verità della risurrezione di Cristo è verità fondamentale, nel senso più immediato. È quella verità che sta alle fondamenta: senza la risurrezione di Cristo, vana è tutta la nostra fede (1 Cor 15,14).

Per la lectio di oggi, vorrei soffermi sul prima momento dopo la risurrezione nel Vangelo secondo Giovanni (20,1-9).


Piccola nota, prima di cominciare: se sei nuovo al blog, ti invito a cominciare da qui, per alcuni indicazioni su questo blog, e su come si vive la Lectio Divina.

Lectio

Come indicato altrove, entrando in preghiera, bene esprimere anche la grazia da chiedere: qui possiamo pregare per il dono di discernimento, dono dello Spirito, per saper cogliere le tracce del Signore.

Ti invito, allora, a leggere con calma il brano, che troverai verso la fine del Vangelo secondo Giovanni (20,1-9) [cliccando qui su Bibbiaedu.it]. Come nelle lectio precedenti, offro solo qualche sottolineature e commento, per chiarire ed approfondire il senso del testo.

[1] Il primo giorno della settimana. Il riferimento è alla Domenica della risurrezione. Utile però ricordare che il riferimento al primo giorno, in contesto ebraico, è anche un riferimento all’inizio della creazione. La risurrezione di Gesù offre un nuovo inizio, una nuova creazione.

vide che la pietra, etc.  Questo racconto di Giovanni è molto sobrio. Niente visioni (ci sarà, ma più innanzi), niente angeli, niente terremoti [vedi nota 1]. Il segno è semplice, quasi deludente: la pietra rimossa, una tomba vuota.

[2] l’altro discepolo, quello che Gesù amava. Il testo, come altrove nel Vangelo, volutamente lo lascia anonimo. Per molti aspetti è l’evangelista, il testimone del racconto. Ma questa scelta letteraria è voluta: come per il discepolo nel racconto di Emmaus, qui si invita il lettore ad entrare in quella parte. Il discepolo amato da Gesù sei tu, sono io.

[4] corse più veloce di Pietro […] ma non entrò. Pietro è più lento, ma il discepolo lo aspetta. C’è una delicatezza del discepolo amato in quest’attesa. L’entusiasmo del discepolo giovane aspetta la saggezza dell’anziano, e la rispetta. Forse, possiamo pure leggere come la Chiesa carismatica / appassionata sa aspettare la Chiesa gerarchica / istituzionale, perché serve che entrino insieme nella tomba vuota.

si chinò, vide i teli posati là. Interessante riflettere su cosa vide. Pietro e l’altro discepolo non vedono altro che la tomba vuota, e le vesti funerarie.

[8] vide e credette. A me affascina questo dettaglio: il discepolo crede vedendo la tomba vuota. Il segno dell’assenza diventa il segno di un passaggio del Signore. Non vede la risurrezione, non vedo ancora il Signore, ne vede solo le tracce. Per chi non discerne queste tracce, per chi non vedi con gli occhi della fede, la tomba vuota è solo una tomba vuota. Per il discepolo amato, no.

[9] non avevano ancora compreso la Scrittura. Il segno della tomba vuota diventa la chiave di lettura delle Scritture, e porta alla fede.

Meditatio

A questo punto ti invito a rileggere il brano, con le sottolineature indicate nella lectio. Poi, si può passare a riflettere su queste ad altre domande, come la preghiera ti indica:

  • Lo scoutismo ci insegna a leggere i segni, di saper vedere da piccoli segni una realtà più grande nel bosco e nella natura. Le orme di un animale non ne indicano forse il suo passaggio? Ma le orme del Signore nella nostra esistenza li sappiamo leggere, o ne siamo cechi? Da qui nasce la domanda: quanto applichiamo questo nella nostra vita di fede? Siamo degli scout, degli esploratori, anche nella vita di fede, e in questo campo siamo ignari?
  • Quali sono le tracce del passaggio del Signore nella mia vita? Dov’è che nella mia vita, Dio m’invita a leggere la tomba vuota? Dov’è che posso discernere la presenza del Signore? [nota 2]
  • Dov’è che posso dire, con i discepoli di Emmaus, “non ardeva forse il nostro cuore”? Cerco di individuare almeno uno di questi momenti nella mia vita.

Oratio

Lascia poi che, piano piano, questa riflessione diventi preghiera. Cosa vorrei chiedere a Gesù?  Trovo che sono una persona di discernimento? So leggere i segni del passaggio del Signore?

Di nuovo posso chiedere la grazia: il dono dello Spirito, che porta anche il discernimento.

Porta tutto questo in conversazione con il Signore, come un amico parla ad un amico. Senza fretta.

Contemplatio

Infine, mi fermo alla presenza del Signore. Godendo anche di quel silenzio interiore, lasciando che la preghiera diventa sempre più una preghiera del cuore.

Concludo con la preghiera Anima Christi.

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, ascoltami.
Dentro le tue piaghe, nascondimi.
Non permettere che io mi separi da te.
Dal nemico maligno, difendimi.
Nell’ora della mia morte, chiamami.
Fa’ che io venga a te per lodarti
con tutti i santi nei secoli dei secoli.
Amen.

Se ti aiuta, qui è la stessa preghiera, in latino, con musica di Mons. Frisina:


Nota

[nota 1]  I quattro vangeli ci offrono una varietà interessante di racconti della risurrezione, tale che la voce scettica in noi facilmente li legge come contraddizioni. A livello metodologico, io lo trovo arricchente. Ironicamente, per me, questa varietà è segno dell’autenticità dell’esperienza vissuta e della testimonianza: la Chiesa iniziale non si faceva problemi. Dette schietta schietta, penso all’esperienza lavorando come educatore: se quattro ragazzi raccontano un’incidenti esattamente nello stesso modo, quello è il segno che si sono messi d’accordo, e stanno raccontando frottole. Se non hanno nulla da nascondere, offrono perspettive diverse. Proprio attraverso la varietà, i Vangeli ci riportano come i discepoli hanno fatto un esperienza fortissima e reale di Gesù risorto, ma anche che questa esperienza comunque rimane per molto aspetti ineffabile. [ritorno]

[nota 2] Sul discernimento ho dedicata una recente chiacchierata al fuoco: clicca qui. [ritorno]

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