Alcune letture bibliche ti trasportano nella memoria in posti speciale. La lettura di oggi mi trasporta in riva al lago di Galilea, a Tabgha precisamente, dove una piccola chiesa e spiaggetta custodisce la memoria di questo momento [nota 1]. Questo brano mi trasporta pure in un altro luogo: la base nautica di Bracciano, ed in particolare all’altare in riva al lago, che nella mia memoria ricorda molto quella spiaggia a Tabgha. Rimaniamo, per la lectio di oggi, in tema pasquale, e propongo la seconda parte di Giovanni 21 (versetti 9 e 15-19) [nota 2]. Vorrei focalizzare la preghiera sul dialogo tra Gesù e Pietro, in versetti 15-19, mentre il versetto 9, che mette questo dialogo al fuoco di brace in riva al lago di Galilea, come vedremo, ci da un importante indizio.

Come già in altre lectio, vi propongo a questo punto di fare una lettura del brano [qui su Bibbia.edu], prima di leggere altro commento. Vedi anche quali domande emergono, e cosa ti colpisce. [Per chi è nuovo al blog, mi rimando qui per alcune indicazioni sul blog e su come pregare.]

Bene anche ricordare anche la grazie da chiedere: qui possiamo chiedere di riconoscerci amati dal Signore, per lasciarci trasformare dal suo amore.

Possiamo anche usare l’immaginazione per collocarci nel brano: qui sarà in riva ad un lago, presto al mattino, vicino ad un fuoco di brace.

 

Lectio

Guardiamo prima il versetto 9, che ci offre il quadro, il contesto, per il dialogo:

[9] Appena scesi a terra. Come già notato, il dialogo in versetti 15-19 forma una seconda scena di Giovanni 21, che segue il racconto della pesca miracolosa. Sono due scene separate, staccate tra l’altro con la forte cesura del versetto 14, che sembrerebbe concludere il racconto. Il luogo, al fuoco in riva al lago di Galilea, offre il punto di contatto tra le due scene.

un fuoco di brace. Questo dettaglio non è affatto casuale. Il vangelo secondo Giovanni menziona il fuoco di brace solo in due luoghi: qui, e nel cortile del Sommo Sacerdote (Gv 18,18). Ci offre perciò, una connessione simbolica tra il luogo del rinnegamento, e della sequela.

pesce sopra, e del pane. Qui il brano offre una connessione con la moltiplicazione dei pani e pesci (Gv 6,1-13), che si svolge – guarda caso – in tempo di Pasqua (Gv 6,4) e con il discorso eucaristico (Gv 6,30-58). Così come con i discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35), l’incontro con il Risorto ha una chiara connessione eucaristica.

Torniamo adesso al dialogo tra Gesù e Pietro, in versetti 15-19.

[15-17] mi ami più di costoro? … ti voglio bene / mi ami? … ti voglio bene / mi vuoi bene? … tu sai che ti voglio bene. Centrale al dialogo sono queste tre domande e risposte. L’ultima traduzione CEI fa una scelta interessante di usare amare per il verbo greco agapao (da cui agāpe), e voler bene per fileo (da cui filia [nota 3]). Scelta comprensibile, in molti modi corretta, ma che rischia di essere misinterpretata, perché è facile supporre il voler bene come inferiori all’amare. In Giovanni, invece, il verbo fileo si usa dell’amore di Dio Padre per il Figlio (5,20. 16,27), sicuramente non un amore inferiore, dell’amore di Gesù per i discepoli (15,13-15), ed i discepoli per Gesù (16,27).

[15] più di costoro. Forse ci domandiamo perché Gesù aggiunge questo paragone. Mi sembra sempre legato al rinnegamento di Pietro. Il solito sborone, Pietro (Gv 13,37) era l’unico ad avere espresso la disponibilità di seguire Gesù subito. In altri vangelo è più esplicito, e.g. Pietro gli disse, ‘”Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!” (Mc 14,29).

[17] Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: “Mi vuoi bene?” Perché Pietro è addolorato? Come abbiamo visto, la terza domanda di Gesù non è un’abbassare di livello del tipo di amore, il che lascia aparte la domanda. Cosa addolora Pietro? Il fatto di domandare la terza volta? O forse la memoria dolorosa del rinnegamento – per cui questo dolore, allora, diventa catartico?

[15-17] Pasci i miei agnelli / pascola le mie pecore / pasci le mie pecore. Sembra che la varietà di linguaggio qui (pascere/pascolare, agnelli/pecore) sia più stilistica che altro. In fondo, agnelli e pecore vanno pascolate insieme. In Giovanni, questo è, possiamo dire il mandato petrino: Gesù che affida a Pietro la Chiesa.

[18] quando eri più giovane … con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. È chiaro che la comunità giovannea ha una chiara tradizione del martirio di Pietro. Quale? Facile applicare la tradizione romana del martirio di Pietro tramite crocefissione, ma il testo è volutamente criptico. Importante notare però come il linguaggio generico di martirio: quel lasciarsi andare, come il servo sofferente in Isaia (53,7).

[19] Seguimi. Questa sezione conclude con l’invito di nuovo alla sequela. L’invito sarà ripetuto al versetto 22.

 

Meditatio

A questo punto, ti invito a rileggere il brano, anche alla luce delle varie osservazioni, e poi riflettere su queste domande, ed altre che emergono nella vostra preghiera.

  • Dov’è il mio fuoco di brace? Dov’è il luogo del mio rinnegamento? Dov’è il luogo della mia professione di fede e amore verso il Signore?
  • Come mi trovo davanti ad un Signore che mi ama come sono? Che mi ama nonostante il mio peccato, i miei rinnegamenti?
  • Come definirei il mio amore? Gli voglio bene a Gesù?
  • Mi sento addolorato, con Pietro, come Pietro? Perché?
  • Mi sento chiamato a pascere le pecore, gli agnelli?
  • Dov’è che mi “sfida” il Signore? Dov’è il luogo dove non voglio?
  • Cosa sento in me davanti all’invito del Signore che mi dice: “Seguimi”?

 

Oratio

Lascio poi che la meditazione sfoci in preghiera, ed entro in conversazione con il Signore, come un amico parla con un amico. Cos’è che vorrei veramente dirgli? Cos’è che, forse, mi sento a disagio nel comunicare con lui? Di cose vorrei ringraziarlo? Quale grazia vorrei chiedergli? Di cosa vorrei chiedere perdono? Rimango, senza fretta, in conversazione.

[Per qualche indicazione sul come riconoscere la voce di Dio, clicca qui.]

 

Contemplatio

Mi fermo, in silenzio nella presenza del Signore, lasciando che la preghiera della mente, diventi sempre più una del cuore, e godo di quei preziosi momenti.

In fine, concludo con un Padre Nostro.


Note:

[nota 1] Chi è familiare con la Galilea, riconosce che parlo della chiesa del Primato di Pietro, a Tabgha, poco distante del villaggio antico di Cafarnao.

[nota 2] Questa lectio è stata proposta al laboratorio di formazione capi a San Saba, 9 maggio 2017. Qui faccio qualche modifica e aggiunta.

[nota 3] Il termine in antichità non era connotato negativamente com’è oggi (e.g. pedofilia, etc.) a causa di termini tecnici medici. In antichità, il filos è l’amico di cui e.g. Philadelphia (=l’amore fraterno), e filantropo, etc.

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