La strada, e lo scoutismo, si dice, entra dai piedi. La catechesi, e non solo in stile scout, pure. A questo vorrei dedicare la chiacchierata di stasera.

 

La scoutismo entra dai piedi …

Cominciamo dallo scoutismo perché, se no, non c’intendiamo bene. Sappiamo bene (almeno spero) che nella vita scout è inutile pensare di formare dei bravi scout trasformando lo scoutismo in una serie di nozioni da imparare. Lo scoutismo si deve vivere, si deve farne esperienza.

La strada s’impara camminando, ed il miglior trapasso di nozioni scout avviene nel vissuto scout stesso, nelle uscite, in caccia, al campo, in route. Non s’impara come si accende il fuoco su una lavagna, ma guardando, imparando, provando, fallendo, e provando ancora. Così pure s’impara a vivere la promessa e la legge. È qui che i più grande insegnano ai più piccoli, è qui che i più grandi impara ad essere un fratelli/sorelle maggiori, e punto di riferimento positivo per i più piccoli.

… e la catechesi?

Peccato che troppo spesso non pensiamo alla catechesi nello stesso modo. Di conseguenza riduciamo la catechesi a nozioni da imparare, qualche brano carino da leggere (e forse anche qualche scenetta, magari fatti un po’ così). Come se il Vangelo s’imparasse in aula. L’aula può servire a volte, sì, ma non si può ridurre la catechesi a delle lezioni [nota 1]. La catechesi scout vera, ed in fondo la catechesi cristiana vera, deve entrare anch’essa dai piedi.

Vuoi veramente parlare del grande comandamento dell’amore? Ma dove se non nella qualità di vita in squadriglia? o in branco? Nel rapporto tra il capo squadriglia che fatica a sopportare il ragazzino pestifero appena passato dal branco? Inutile fare discorsi mielosi sulla fede cristiana, se poi manca l’impegno nell’applicazione quotidiana, applicazione che comincia della stessa vita scout, e poi si estende ad includere la vita quotidiana in famiglia, a scuola, con amici …

 

Catechesi integrate o a scatola?

Il rovescio della medaglia è il rischio di non lasciare che il vangelo informi le nostre scelte quotidiane, dentro e fuori la vita immediatamente scout. Facciamo una catechesi a scatola: quella che apri poco prima di fare catechesi, e poi le chiudi ermeticamente dopo, caso mai lo scoutismo ed il vangelo si possano permeare l’una dell’altra [nota 2]. Quasi come se la scelta scout, la scelta cristiana, e la scelta politica – di cui parla il Patto Associativo – siano tre scelte separate e completamente distinte, anziché tre scelte articolate l’una con l’altra.

Una piccola attenzione però: integrate, non confuse. Parlare di catechesi integrata con la vita scout non riduce la responsabilità del “fare catechesi”, anzi. Serve nelle scelte una chiara intenzionalità, come in tutte le scelte serve chiara intenzionalità educativa, a fortiori per la dimensione fede. Senza intenzionalità chiara, diventa semplicemente confusione.

 

Integrata anche in pratica

Oltre le chiacchiere, questo va vissuto anche nella pratica, e nelle nostre scelte pedagogiche. E qui spesso è una pecca sia degli AE che delle staff. Se releghiamo il lavoro di catechesi all’AE, rischiamo di consolidare il senso di catechesi a scatola: come se dicessimo che quello in fondo è roba da preti. Il rovescio, naturalmente, è che l’AE sappia integrarsi con la vita scout, anche a livello spicciolo. Come per il capo, così per l’AE, si vede chiaro, quasi si tocca con mano, come l’atteggiamento del ragazzo cambia quando il suo AE sappia affiancarlo non solo nella catechesi ma anche come scout gagliardo, che sa insegnarli ad accendere il fuoco, lo affianca a fare una legatura quadrata, così come quando sa leggere le sue paure, le sue fatiche e le sue ansie. Se i ragazzi trovano in noi AE un punto di riferimento, un fratello maggiore, poi sapranno anche affrontare con noi le sue domande di fede. Se manca quel rapporto educativo di fondo, manca il presupposto per una vera conversazione.

Quest’esempio in fondo ce l’hanno dato i grandi educatori e i grandi santi. Penso, per esempio, a don Bosco: più di cent’anni fa (e spesso anche mal compreso) lui costruiva prima il campo da gioco, poi la cappella. E non era come spot pubblicitario per attirare i ragazzi. Ma proprio perché l’oratorio salesiano è il punto d’incontro, ed anche la palestra di vita cristiana. Se no, la preghiera e il catechismo (in senso stretto) diventano, di fatto, chiacchiere di poco valore. Ma nel vissuto quotidiano diventa una vera scuola di vita.

 


Note:

[nota 1] Sicuramente l’aula scolastica ha il suo ruolo, anche in ambito di fede. Una buona preparazione teologica è fondamentale per la Chiesa (qui, tiro acqua al mio mulino: insegno in facoltà ecclesiastica!) ma ciò non sostituisce l’importanza della vita cristiana vissuta, della testimonianza. [torna]

[nota 2] Questo non è solo vero per la vita scout. Fin troppo spesso il vissuto cristiano rimane chiuso all’interno delle nostre chiese, un’attività da fare la Domenica, o forse all’interno della propria comunità/associazione cristiana. Se lasciassimo che la nostra vita cristiana influenzasse di più le nostre scelte etiche, economiche, sociali, ecc. la nostra società sarebbe sicuramente molto migliore. [torna]

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