In preparazione per la Festa della Pentecoste, è opportuno soffermarci sul racconto del dono dello Spirito Santo in Atti 2,1-13 [nota 1]. Come spesso succede con brani che conosciamo anche bene, fermarci a fare una lectio ci offre l’opportunità di approfondire il brano biblico, e trovare tempo di deserto, di preghiera personale.

Innanzitutto, vi invito alla solita preparazione alla preghiera (indicazione qui). Aggiungerei questa volta anche una preghiera d’invocazione dello Spirito Santo, con un canto di Taizé, che ci può aiutare anche ad entrare in clima di preghiera.

Veni Sancte Spiritus! Tui amoris ignem accende!
Veni Sancte Spiritus! Veni Sancte Spiritus!

Lectio

Prima di passare a commentare più in dettaglio alcuni elementi, ti invito ad una prima lettura del brano (Atti 2,1-13; qui su BibbiaEdu). Ti consiglio anche di segnarti quelle frasi, quelle parole che risuonano in te, o sulle quali emergono delle domande di chiarimento.

Passiamo ora ad alcuni commenti.

[1] ​Pentecoste. Letteralmente è la festa del cinquantesimo giorno, il nome in greco della “Festa delle Settimane” (Shavuot) nella tradizione ebraica, perché sette settimane dopo la Pasqua. È una festa di ringraziamento per il raccolto del grano (Levitico 23,15-17), che successivamente è anche legata al patto del Sinai. Il brano di Atti, come vedremo, sembra avere degli echi di questi ricorrenza.

[1] insieme nello stesso luogo. Il racconto, per se, non specifica dove. Potrebbe essere la stanza al piano superiore (Atti 1,13) che la tradizione lega anche al cenacolo.

[2] un fragore, quasi un vento. La manifestazione divina ha una componente fonica, e una visiva. La connessione tra vento e spirito non è casuale: in greco, il termine per spirito, pneuma (da cui anche pneumatico) significa soffio, alito; in ebraico, ruah è spirito o vento. Il simbolismo è molto legato alla creazione: in Genesi 1,2 lo spirito/vento di Dio aleggia sulle acque, ed in Genesi 2,7, Dio plasma l’uomo dalla terra e soffiò nelle sue narici dandogli un’alito di vita. Da notare che in Giovanni 20,22, Gesù soffia sui discepoli dando il dono dello Spirito.

[3] lingue come di fuoco. Il fragore e fuoco sono due elementi di manifestazione divina al Sinai (Esodo 19,18-19). Qui è una presenza più delicata: in fondo, Elia all’Oreb non trova Dio nel vento impetuoso, terremoto, e fuoco (1 Re 19,11-13). Le lingue di fuoco sembrano collegare con il dono delle lingue che segue.

[4] colmati di Spirito Santo. Chiaramente il dono centrale ricevuto; in Luca, il dono dello Spirito è la potenza di Dio porta all’annuncio (Luca 4,16-21).

[4] a parlare in altre lingue. Qui non è il dono di parlare estatico (glossolalia), ma proprio di parlare lingue sconosciute. Più avanti il testo chiarisce come il miracolo sia piuttosto che tutti li comprendevano nella propria lingua.

[6] rimase turbata. La folla rimane turbata. La manifestazione divina in molti modi disturba, nel senso che non ci lasciare stare, non che lascia non cambiati.

[5] Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. La Pentecoste ebraica è una delle tre feste di pellegrinaggio a Gerusalemme. Per questo c’è anche grande folla di stranieri.

[8] ciascuno li udiva parlare nella propria lingua nativa. Il dono è quello della comprensione. Qui è un rovesciamento di ciò che accade alla Torre di Babele (Gen 11,1-9): a Babele, la superbia del uomo porta alla non-comprensione; a Pentecoste, l’annuncio del Vangelo, porta alla comprensione da parte di tutti.

[9-11] Siamo Parti, Medi, Elamiti, ecc. Il testo fa un elenco di popoli, che sembra andare geograficamente da est verso ovest: i Parti, Medi, Elamiti sono popoli della Persia e l’Iran odierno; abitanti della Mesopotamia, oggi l’Iraq; la Giudea, che è la zona stessa di Gerusalemme; e Cappadòcia, Ponto, AsiaFrìgia e Panfìlia, tutti in Asia Minore, oggi la Turchia; l’Egitto, Libia vicino a Cirene, in Nord Africa, e in fine, Romani. Nella lista Cretesi e Arabi sembrano un’aggiunta alla lista di popoli, probabilmente per dare più completezza.

[11] Giudei e prosèliti. Cioè sia persone del popolo giudaico, che quelli che si sono convertiti al giudaismo dal paganesimo.

[12] “Che cosa significa questo?”  Questa domanda apre al discorso di Pietro che segue. La domanda della ricerca della fede è una domanda positiva che apre all’azione di Dio: basta pensare alla domanda di Maria all’arcangelo Gabriele (Luca 1,34), “Come avverrà questo?”

[13] Altri invece li deridevano. La tematica di accoglienza/non-accoglienza della Parola è ricorrente nei Vangeli e negli Atti. Tutti ascoltano lo stesso messaggio, ma non tutti accolgono.

[13] Si sono ubriacati di vino dolce. Sembrerebbe strano questo riferimento, in una festa legata alle primizie di grano. Alcuni commentatori notano però che a Qumran sono note tre feste di pentecoste, legati al grano, vino ed olio. È plausibile che Luca sia familiare con varietà di tradizioni presenti nel giudaismo del primo secolo.

 

Meditatio

Ti invito a questo punto a rileggere il brano, tenendo presente le varie osservazioni fatte riguardante il testo, e poi riflettere. Naturalmente, si può partire da queste domande, ma anche da altre che nascono dalla propria riflessione e lettura del testo.

  • Gesù ci ha promesso lo Spirito. Ma io credo nello Spirito che “è Signore e da la vita”, vivo, presente, operante nella mia vita?
  • Dio si manifesta, spesso (1 Re 19,11-13) in modi sottili: dove/come riconosco la presenza di Dio nella mia vita?
  • Nella mia vita, faccio esperienza più della divisione/ non-comprensione (Babele), o di unità/comunione (Pentecoste)?
  • L’azione di Dio mi turba? O vivo uno status quo?
  • Quali sono le mie domande (Cosa significa questo?) che mi aprono all’azione di Dio?
  • Il Vangelo è aperto ed annunciato a tutti, da tutte le nazione. Vivo quest’apertura, o creo confini? Dov’è che ancora non accolgo la Parola? Come reagisco alla non-accoglienza degli altri?

 

Oratio

Lascio poi che la meditazione sfoci in preghiera, ed entro in conversazione con il Signore: qui forse è opportuno pregare lo Spirito Santo. Quali elementi di questa lettura risuonano in me?  Dov’è che il brano porta gioia, pace? Dov’è che mi trovo a disagio? Quale grazie vorrei chiedere? Di cosa desidero chiedere perdono? Rimango, senza fretta, in conversazione.

 

Contemplatio

Mi fermo, in silenzio nella presenza di Dio, lasciando che la preghiera della mente, diventi sempre più una del cuore, e godo di quei preziosi momenti.

In fine, concludo di nuovo con l’invocazione dello Spirito:

Veni Sancte Spiritus! Tui amoris ignem accende!
Veni Sancte Spiritus! Veni Sancte Spiritus!


Nota:

[nota 1] Questa lectio è stata proposta al laboratorio di formazione capi a San Saba, 26 maggio 2017. Qui faccio qualche modifica e aggiunta. [torna]

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