PellegriniCondivido con voi un omelia che ho fatto alcuni giorni fa a conclusione di otto giorni di pellegrinaggio sulla Via Francigena. Una messa, nella cripta di San Pietro a Roma, con diversi pellegrini con i quali ho condiviso tratti della strada. Parlo di diversi pellegrini perché non eravamo un gruppo. Nel mio caso, per esempio, viaggiavo solo e camminavo solo, approfittando per farne un tempo di preghiera, un ritiro itinerante. Ma ci si scopre sempre di non essere soli … che comunque nonostante cammini personali diversi, c’è la Via Francigena che ci accomuna. 

Raramente tralascio le letture. Ma mi pare molto appropriato ritornare sul pellegrinaggio appena compiuto …

Gli antichi distinguevano tra il pellegrino e il vagus, il vagante. Il pellegrino cammina con intento, ha una direzione chiara. Non gira inutilmente (tranne quando si perde!), e anche se sa cogliere il momento, godere il panorama, e le cittadine lungo la strada, fissa lo sguardo sulla meta.

L’ironia è che, arrivati a destinazione, si scopre che il pellegrinaggio non è tanto la meta, ma anche il camminare stesso, l’esperienza della strada ci cambia. Se cambia la destinazione — la tomba di Pietro qui, quella di San Giacomo a Campostela, o la tomba vuota a Gerusalemme — la via è via. E la strada ci cambia, non si può rimanere gli stessi.

E il pellegrino è un ribelle – come ci ha ben ricordato (almeno ad alcuni di noi) il sacerdote all’ufficio pellegrini. Ribelle perché non conforme alle aspettative del mondo, non sceglie la via più semplice, ma sceglie una vita più semplice. In questo rimaniamo ribelli nel nostro rapporto con la natura, ribelli perché abbiamo camminato per arrivare qui, ribelli perché ci scopriamo di essere amici per il solo fatto di essere compagni casuali di viaggio.

E la Chiesa di santi pellegrini ribelli ne ha avuto. Quelli che scrivono fuori dalle righe. Naturalmente a me è caro San Ignazio di Loyola, e la sua vita da pellegrino, prima verso Gerusalemme, poi Roma … con quel bel momento di conferma a La Storta. Ma anche San Francesco d’Assisi: a suo tempo suscitò scalpore non confermandosi alle aspettative del suo mondo. E la Chiesa, nei suoi momenti forti, non ha cercato di addomesticare i ribelli, ma ha colto la soffiata di aria fresca, di vento dello Spirito.

I santi ribelli, in fondo, si conformano a Gesù, il grande ribelle, che scuote le aspettative. Il Cristo che pellegrinava per la Galilea, e poi con chiara direzione verso Gerusalemme. Dava abbastanza fastidio da volerlo mettere in croce.

La Chiesa stessa è, e deve essere, pellegrina. Ce lo ricorda la liturgia stessa, ce lo ricorda più volte il Concilio Vaticano II, e di recente ce lo ricorda Papa Francesco. Ma a volte la Chiesa diventa sedentaria, con le conseguenti problemi di salute della Chiesa stessa. E se — a volte — vi capita che il vostro essere pellegrini ribelli vi rende scomodi in una Chiesa statica … bene! La Chiesa ha bisogno della voce ribelle del pellegrino, della voce ribelle dei santi, dei profeti, che le ricordano la sua vocazione originaria.

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