Si parla tanto, anche giustamente, del discernimento (anche su questo blog). A volte se ne parla come se fosse un’arte arcana, solo per gli iniziati e gli addetti al lavoro. Nella vita cristiana, però, non dovrebbe essere così. Saper leggere i segni della nostra vita è qualcosa che tutti dovremmo saper fare. Vorrei, perciò, proporvi per la lectio di oggi una delle parabole di Gesù, proposta in chiave di discernimento. La parabola del seminatore (Mc 4,1-20) l’avremmo sentita più volte.

Ti invito, naturalmente, alla abituale preparazione alla preghiera. Un promemoria lo trovate qui, specialmente se siete nuovi a queste lectio. Come di consueto, prima di passare a qualsiasi commento, è sempre importante leggere il brano (qui su bibbiaedu.it); anzi spesso conviene farne una copia, così da poter sottolineare elementi che toccano il cuore, e scarabocchiare le domande che sorgono.

Lectio

Per capire il senso della parabola stessa (Mc 4, 3-9), è importante dare un minimo di contesto più ampio di Marco 4,1-20. Questo brano è diviso in quattro parti:

  1. l’introduzione al contesto (vv. 1-2),
  2. la parabola (vv. 3-8),
  3. insegnamento sulle parabole (vv. 9-13),
  4. spiegazione della parabola (vv. 14-20).

Piuttosto che un commento verso per verso, suggerisco una lettura d’insieme delle sezioni.

[1-2] Il contesto. I primi due versetti ci introducono al contesto dell’insegnamento di Gesù, alla folle che lo seguono e ascoltano, in riva al mare di Galilea. Potrebbe aiutarci, entrando in preghiera, di immaginare questo contesto, e di immaginarci in quella folla che ascolta Gesù.

[3-8] La parabola. Gesù propone una parabola agricola, come spesso fa. È un’immagine semplice: una seminatore che semina come figura centrale, ed un campo. Un’idea dei campi antichi in zone mediterranee aiuta: non stiamo mica parlando di campi moderni, tutto meccanizzato. Ogni campo perciò ha diverse parti: ci sono i sentieri, con il terreno indurito, ci sono le parti dove la roccia è abbastanza in superficie e la terra poco profonda, altre – specialmente a limite campo – dove ci sono rovi, ma dove grande parte del campo è buona per la coltivazione e rende molto frutto. Bene ricordarsi che è una parabola di speranza: spesso ci fermiamo a guardarci dentro e ci fermiamo così tanto sui limiti del campo (sentieri, roccia, rovi) che ci scordiamo che Gesù parla in fondo del campo che per lo più rende molto frutto.

[9-13] Insegnamento sulle parabole. Questi versi offrono un intermezzo, dove Gesù è ormai solo con i discepoli. Sembra quasi una contraddizione: perché insegnare se non si vuole che la gente capisca? La parabole, in se, parlano proprio un linguaggio semplice, con immagine intese ad essere immediatamente comprensibili senza troppe parole e spiegazioni. Allora quale potrebbe essere il senso? Questi versi ci mettono davanti alla realtà di persone aperte alla Parola, ed altri chiusi. In fondo, ci ricorda che non è mica merito nostro se riceviamo la Parola, e la chiusura alla Parola non è sempre (o forse spesso?) colpa dell’altro.

[14-20] La spiegazione della parabola. Qui il vangelo amplia la lettura della parabola, anche in modo allegorico. È probabile che questa spiegazione ci viene della Chiesa nascente, una lectio antica sull’insegnamento di Gesù. In questo, però, rimane comunque una lettura autentica della parabola. Qui le diverse parti del campo sono intese come diversi tipi di persone:

  • il sentiero, dove la terra battuta fa sì che gli uccelli mangiano i semi, sono le persone che ascoltano ma perdono subito la Parola;
  • il terreno sassoso, dove la terra è poco profonda, parla di mancanza di radici, di entusiasmo iniziale ma che non può crescere, e subito si perde davanti a tribolazione;
  • i rovi, che soffocano il seme che cresce, ci parla delle preoccupazioni e delle passioni che soffocano la parola;
  • infine, il terreno buono, che rende frutto e frutto abbondante.

È bene ricordare che la parabola funziona a più livelli: il campo, sì, è il mondo e perciò tutte le persone, ma il campo è anche ciascuno di noi, con i vari elementi della nostra vita, alcuni che danno frutto altri di meno.

Meditatio

Prima passare alla meditazione, vi invito a rileggere il brano alla luce della lectio. Vorrei, poi, proporre delle domande per la riflessione, in chiave di discernimento sulla nostra propria vita. Potrebbe aiutare di prendere anche un foglio, e di disegnare il campo tuo, tendendo presente le seguenti domande, guardando le varie parti del campo che sono io e la mia vita.

  • Dove sono i miei sentieri, cioè, le zone battute così tanto che nulla può crescere? Dov’è che la mia vita è indurita tanto da non permettere più la crescita?
  • Quali parti delle mia vita sono sassose? Dov’è che trovo di essere superficiale? Dov’è che non riesco a vivere la mia vita (e vita di fede) con radicalità, con profondità?
  • Dove sono i mie rovi? Dove trovo che le preoccupazioni delle vita mi soffocano? Quali passioni non mi lasciano respirare e vivere liberamente?
  • Ma, soprattutto, dov’è il mio terreno fertile? Dov’è che porto frutto, e frutto in abbondanza? Dov’è che posso veramente dire: qui mi sento veramente vivo?

Riflettendo su queste domande, è importante qui di soffermarci soprattutto su ciò che ci da vita, e di non fare lettura solo in chiave negativa. La parabola è innanzitutto una di speranza. E, naturalmente, serve lasciare emergere anche altre domande dalla vostra lettura e preghiera.

Oratio

Lascio poi che le domande e la riflessione sfocino in conversazione, in preghiera. Come suggerirebbe S. Ignazio, parlo con il Signore “come un amico parla con un amico”. Come mi lascia dentro la riflessione sul campo che è la mia vita? Dov’è che trovo terreno buono di cui ringraziare il Signore? Dov’è che trovo sentieri, sassi e rovi per cui chiedere perdono e aiuto? Quale grazia particolare vorrei chiedere? Bene ricordare che il Signore ci parla proprio nel più intimo di noi.

Contemplatio

A fine conversazione, rimango lì con il Signore, godendo della presenza del Signore. A conclusione del tempo di preghiera, prego l’Anima Christi.

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, ascoltami.
Dentro le tue piaghe, nascondimi.
Non permettere che io mi separi da te.
Dal nemico maligno, difendimi.
Nell’ora della mia morte, chiamami.
Fa’ che io venga a te per lodarti
con tutti i santi nei secoli dei secoli.
Amen.

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