_MG_2539-share.jpgSe il brano di questa Domenica (prima d’avvento) vi suona un po’ famigliare, non avete torto. Il termine usato qui vegliate (Mc 13,37) è parallelo allo siate pronti (estote parati) di Matteo 24,44 – che lo scautismo cattolico adottò per tradurre il motto scout Be Prepared. La liturgia di oggi, ad inizio avvento, ci sottolinea propria questo valore: vegliate, siate pronti. Ma invece di offrire una chiacchierata, proporrei di farne una lectio.

Cominciamo allora, prima di ogni commento, con una lettura del brano. Leggilo con calma. Vedi anche quale elementi trovi più interessanti, forse più impegnativi. (Se è la tua prima volta a queste lectio intorno al fuoco, vale la pena dare un’occhiata alle indicazioni su come pregare).

[33] Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. [34] È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. [35] Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; [36] fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. [37] Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”. (Marco 13,33-37)

Lectio

Una volta letto il brano, ti invito a considerare alcuni dettagli:

[33] Fate attenzione. Il greco qui è più diretto: aprite gli occhi. Non si può fare attenzione se si vive la vita con gli occhi chiusi, offuscati, distratti. Serve osservare, fare attenzione.

[33] Vegliate. Un commando scandisce questo breve brano, all’inizio, in mezzo, e alla fine. Significa letteralmente rimanete svegli, come la guardia di notte. Come già notato, Un vegliare imparentato con il motto scout estote parati – siate pronti.

[33] il momento. Il termine greco qui è kairos, che nei vangeli spesso ha la valenza di momento di scelta divina. Nel contesto del brano è – come primo senso – il momento escatologico, la fine dei tempi, il momento del giudizio.

[34] dato il potere ai suoi servi. L’immagine, anche se arcaica, rimane molto utile. Se servo, allora tutto ciò che ha è in affido, non è padrone/proprietario e non deve, e non può agire da padrone. Forse oggi potremmo parlare meglio in termini di amministratore.

[35] non sapete quando. Il motivo per cui bisogna vigilare, l’estote parati della tradizione scout. È l’essere preparati a prescindere, sempre pronti per quel momento opportuno, vigilanti.

[35] il padrone di casa. Nel contesto della parabola, qui s’intende Dio stesso.

[35] alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino. Il brano qui semplicemente scandisce quattro divisioni della notte.

[36] non vi trovi addormentati. A che serve un portiere, una guardia notturna che poi si trova addormentata?

Meditatio

Rileggi il brano, anche alla luce di queste considerazioni. Poi fermati a riflettere su questo domande … ed anche altre che emergono dalla tua stessa lettura.

  • Vivo la mia vita abbastanza con gli occhi aperti? Sono attento a ciò che succede intorno a me, anche ai bisogni degli altri?
  • Vegliate! Sono una persona sveglia, nella mia vita di fede? Vivo il motto estote parati (siete pronti!) anche nel mio “dovere verso Dio” (della promessa scout)? O sono preparato in molti ambiti della vita, ma ancora impreparato nella mia scelta di fede?
  • Cosa significa per me il momento della venuta divina? Ne penso solo in termini di fine del mondo, della morte? O apro gli occhi al modo di venire nel mondo di Dio anche nella quotidianità? Sono preparato per riconoscere questi momenti? Per agire?
  • Vivo la vita da padrone o da amministratore dei beni datemi dal Signore? Agisco verso gli altri da padrone, o da amministratore saggio?
  • Sono sveglio nella mia vita di fede? O assopito, addormentato?

Oratio

Lascio poi che queste domande e riflessioni sfocino in preghiera. Cosa vorrei chiedere al Signore? Cosa mi disturba nella vita che vorrei condividere con Lui? Dove worrei offrire il mio ringraziamento? Quali grazie chiedo? Forse vorrei chiedere perdono per qualcosa. In buona tradizione ignaziana, lascio che questa diventa una conversazione, come un amico parla ad un amico. Cosa sento che il Signore sta cercando di dirmi?

Contemplatio

In fine, mi fermo in silenzio nella presenza del Signore. Lascio che la preghiera di parole si trasformi in preghiera di presenza. Stare nella sua presenza, confidando in lui.

Concludo pregando un Padre Nostro.

Advertisements