stellaNon erano tre, e neppure re … o, almeno, non nel racconto dei magi in Matteo 2,1-12. La tradizione dei tre re non nasce dal nulla, come vedremo. Potrebbe essere un’ottima domanda trabocchetto per qualche quiz su tematica biblica! E adesso che – spero – ho stuzzicato la vostra attenzione, vorrei invitarvi ad una lectio sul vangelo della festa dell’Epifania (cioè il manifestarsi) del Signore – la visita dei magi, appunto Matteo 2,1-12.

Prima di altro commento, vi invito ad una prima lettura del brano [qui su Bibbiaedu.it]. Ma raccomando sempre di preparare ed entrare in preghiera – per qualche indicazione pratica su come pregare, cliccate qui.

Lectio

Letto una prima volta il brano, vorrei far notare alcuni dettagli.

[1] alcuni Magi vennero da oriente. Il testo parla di magoi du cui i magi del latino e l’italiano. È la stessa radice di magia e di mago, anche se non è da comprendere nel senso moderno. Matteo si riferisce ai saggi d’oriente, dell’antica Mesopotamia e Persia. Bene ricordare che già gli antichi Babilonesi erano conosciuti per l’osservazione delle stelle e per la matematica. Volendo tradurre il senso di Matteo, direi che oggi parleremmo degli scienziati.

[2] Abbiamo visto spuntare la sua stella. L’osservazione delle stelle faceva parte importante dell’osservazione scientifica e religiosa. Su tavolette d’argilla babilonesi abbiamo anche documentazione d’osservazione astronomica. Ricordiamoci pure che per gli antichi, non vi era distinzione tra astronomia e astrologia – allora lo spuntare di una stella era un prodigio da non trascurare. E probabile qui anche un riferimento indiretto alla profezia di Balaam in Numeri 24,17.

[3] re Erode restò turbato. Erode il Grande era re della Giudea, re importantissimo per i suoi grandi progetti, tra cui la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme. Era però re cliente di Roma, ed anche paranoico specialmente nei confronti degli Asmonei (la famiglia sacerdotale regnante prima di lui, in cui si era sposato) tanto da far uccidere suo cognato, sua moglie, sua suocera, il padre della suocera, e due dei suoi figli.

[4] Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro. Erode consulta gli esperti religiosi, che di fatti sanno indicare la direzione giusta. Però non basta essere esperti religiosi, se poi la conoscenza non porta alla ricerca del Signore!

[6] E tu, Betlemme, terra di Giuda. Gli esperti religiosi nel racconto qui citano il profeta Michea (5,1). Betlemme è la città d’origine del re Davide, e l’origine del nuovo capo d’Israele, che il vangelo vede compiersi in Gesù.

[7] Erode, chiamati segretamente i Magi. Erode chiama i magi segretamente: interessanti che il male evita la pubblicità, evita la luce – sia vera che quella simbolica.

[8] fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo. Visto ciò che succede oltre questo brano, l’intenzione di Erode è tutt’altra che adorarlo!

[11] offrirono in dono oro, incenso e mirra. Da qui probabilmente l’origine dei tre magi – anche se tre sono i doni, non le persone. Un’antica tradizione orientale, infatti, parla di dodici. Qui pure la connessione tra i magi e re: Isaia 60 parla dei re che camminano “allo splendore del tuo sorgere” (60,3), ed di carovane di cammelli e dromedari “portando oro e incenso” (60,5). Si discute anche sul senso dei tre doni. Sant’Ireneo (c. 130-202 AD) legge i doni in senso simbolico che parlano della natura e missione di Gesù: mirra, che si usa anche nella sepoltura, perché Gesù deve morire ed essere sepolto per noi; oro perché è re; incenso perché è Dio (Advesus Haereses 3.9.2). Altri parlano di oro, incenso e mirra come tre tipi di incenso – comunque offerte degne di re e di divinità.

[12] Avvertiti in sogno di non tornare da Erode. I sogni, in antichità, erano visti come luogo dove il divino può comunicare con l’umano. Matteo parla di sogni a Giuseppe (1,20; 2,13.19.22) e alla moglie di Pilato (27,19).

Meditatio

Prima di andare oltre, importante rileggere con calma il brano, arricchito (spero!) dai commenti segnalati sopra. Poi, posso fermarmi a riflettere sul brano e su me stesso, aggiungendo anche domande che emergono dalla mia stessa lettura.

  • Dove mi trovo io nel brano? Tra i capi religiosi (conoscendo la religione), tra i magi (lo straniero, scienziato)? Forse in tutte e due?
  • Qual’è la mia stella da seguire? Cosa mi porta verso il Signore? Cosa mi allontana?
  • La mia conoscenza religiosa mi porta alla ricerca della persona di Gesù? Oppure mi trovo ad essere ben informato, anche religioso (nel senso di prassi e di culto), ma forse senza un rapporto personale con il Signore?
  • Dove trovo – come Erode – che il Signore mi mette in crisi? Mi turba? Dove, nel vita, il Signore si rivela una presenza scomoda, perché mi sfida a cambiare?
  • Quali sono gli angoli di tenebre, di segreto, nella mia vita, che hanno bisogno di essere illuminati dalla presenza di Dio?
  • Quali sono i doni che porto al Signore? Cosa gli posso offrire?

Oratio

Lascio poi che le mie riflessione si aprano alla conversazione con il Signore, alla preghiera. All’inizio di quest’anno cosa vorrei chiedere al Signore? Quali grazie per me, per i miei cari, ma anche per tutto il mondo? Cosa mi pesa, per cui vorrei chiedere perdono e guarigione? Quali sono i doni ricevuti per cui vorrei ringraziarlo e lodarlo?

Contemplatio

Infine, lascio che le parole si trasformino in silenzio, nel silenzio piano dello stare alla presenza del Signore.

Concludo con un Padre Nostro.

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