_MG_2539-share.jpgLa chiacchierata intorno al fuoco di stasera nasce dal mio vissuto scout, particolarmente nello scoutismo cattolico italiano. Nasce anche da un’immagine/un’idea che si articola in me da qualche mese, e che vede nello scoutismo un’opportunità particolare all’interno della Chiesa, proprio là dove a volte può essere, almeno per alcuni, un luogo di tensione. Detta brevemente, è vedere nello scoutismo un cortile delle genti.

Cortile delle genti, proprio come nell’antico tempio di Gerusalemme. Un luogo allo stesso tempo “dentro” il Tempio in senso ampio, ma “fuori” dal Tempio in senso stretto. Era il luogo d’incontro tra l’ebreo ed il non-ebreo, uno spazio aperto a tutti. Non a caso Papa Benedetto usò quest’immagine del cortile dei gentili [1] per proporre un luogo di dialogo tra credenti e non credenti. [2]

Perché pensare anche lo scoutismo come luogo che, di sua natura, può essere un cortile delle genti? Questo forse spiega il disagio che alcuni sacerdoti e gente “di chiesa” trovano nei confronti dello scoutismo, proprie perché non sempre lo si può inquadrare come un’altra associazione di Chiesa. A volte lo scout può sembrare fuori dalle righe, e per alcuni, questo sembra costituire quasi una minaccia, piuttosto che un’opportunità.

Ma, in questo, trovo proprio una forza dello scoutismo, perché può offrire quello spazio d’incontro con la Chiesa per molti giovani che, senza lo scoutismo, sarebbero fuori, non perché ostili alla Chiesa, ma perché la chiesa (e uso volutamente la c minuscola) non gli parla più [3]. Molti giovani sono lì, alla soglia della Chiesa, ma a volte siamo noi sacerdoti, catechisti e capi scout a non essere presenti per poterli accompagnare dentro.

Posso testimoniare in prima persona a diverse bellissime conversazioni con giovani (sia rover/scolte, che giovani capi) che sono in ricerca, che si fanno delle domande radicali di fede, perché quella fede ricevuta da bambini nella catechesi per la prima comunione e la cresima non gli entra più perché sono cresciuti, e dove c’è una bella opportunità d’incontro ed evangelizzazione. Chiacchierate così forti di riconciliazione che andavano concluse con l’assoluzione sacramentale, perché era un vero ritornare alla casa del Padre. Ma a volte, invece di celebrare la persona in ricerca, quelli che anelano a crescere, ad andare oltre la fede da bambini, si intende questa ricerca come una perdita, quando è una maturazione, un cercare veramente di vivere sul serio la promessa del dovere verso Dio.

Lo scoutismo, per sua natura, e suo metodo, può offrire un contesto che può varcare quella soglia tra il credente, il non-credente, e quelli in ricerca, offrendo appunto un cortile dei genti dove questo spazio può esistere. E di natura sua anche fatto di gente in cammino, che fa strada, una strada in senso spesso fisico, ma naturalmente anche bene oltre. Nel linguaggio del cortile delle genti trovo un’opportunità per poter spiegare quella capacità di essere allo stesso momento ben dentro la Chiesa ma anche in modo aperto all’esterno, capace di accogliere persone in ricerca, senza agitazione, senza paura.

È chiaro per me che la fatica è spesso perché stare su questa soglia richieda la disponibilità di mettersi in gioco: prendere sul serio le domande di fede dei giovani non può lasciare indifferenti, ma obbliga a giocarsi fino in fondo. Questo richiede una fede ben radicata, ed una preparazione/formazione seria. Alla gente in ricerca non si possono dare risposte preconfezionate. In questo vedo anche un ruolo particolare per gli assistenti ecclesiastici nello scoutismo, proprio perché serve accompagnare sia questi giovani nella loro ricerca, che i capi nel poter accompagnare a loro volta i giovani affidati a loro.


Note:

[1] Preferisco meno la traduzione dei gentili perché oggi ha perso il suo significato originario, e rischia di essere malinteso. Non ha nulla a che fa con chi è gentile, nel senso di gentilezza … ma con le genti, cioè i popoli. Il popolo al singolare, in questo contesto, fa riferimento al popolo ebraico. [ritorna]

[2] La proposta prende forma concreta nel Cortile dei Gentili una struttura del Pontifico Consiglio della Cultura (www.cortiledeigentili.com). [ritorna]

[3] Lo scoutismo non è mica l’unico in questo. Mi sa che l’oratorio, nel pensiero di San Giovanni Bosco, vuole creare uno spazio simile. Prima crei il luogo d’incontro, che diventa opportunità per passare oltre. [ritorna]

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