Per iniziare bene la Quaresima, ho già riproposto alcune lectio e qualche chiacchierata che potrebbero aiutare. Non voglio fermarmi lì, e vorrei proporre una lectio sul Salmo 51 (50), uno dei salmi penitenziali, conosciuto anche per la formidabile composizione di Gregorio Allegri intorno al 1630 per la cappella Sistina sotto il pontificato di Urbano VIII. Sul Miserere di Allegri si possono raccontare mille storie, ma sto divagando.

Cascate di Monte GelatoBene entrare prima in una clima di preghiera. Forse il sottofondo musicale del Miserere stesso ci può aiutare (qualche altro consiglio pratico qui). Prima di passare alla lectio stesso, leggo il brano di oggi – Salmo 51 (50), che inizia con Pietà di me o Dio [qui su Bibbiaedu.it].

Lectio

[2] Quando il profeta Natan. Il titolo e questo versetto sono delle aggiunte: il salmo sembra piuttosto nascere nel contesto di liturgia penitenziale del tempio. Questo quadretto ‘storico’ però ci offre un commento, una possibile lettura narrativa, legandolo all’adulterio di Davide con Batsabea, e l’omocidio di Uria (2 Samuele 11), ed il rimprovero da parte del profeta Natan (2 Samuele 12).

[3] Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; / nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Da notare che nella forma abituale della poesia ebraica, la seconda parte di un versetto riprende (per similitudine o contrasto) la prima parte. Possiamo osservare la stessa cosa nell’intero salmo, ed in altri salmi.

In questo versetto troviamo tre termini chiave della visione di Dio nell’Antico Testamento. Tre termini parlano di grazie/misericordia/amore: il verbo honneni (= [abbi] pietà di me), dalla radice HNN, che significa mostrare grazie, favore; rahamekha (= la tua misericordia), dalla radice RHM, compassione che è anche viscerale — rehem è il grembo/utero materno (interessante che l’aggettivo rahum come compassionevole è usato solo di Dio nella Bibbia ebraica), e hasdekha (la tua bontà, amore), dalla radice HSD, è una bontà che benefica gli altri, che mostra favore verso l’altro, spesso i più deboli. Nella rivelazione di Dio a Mosè sull’Oreb (Es 34,6), li troviamo tutti e tre: il Signore parla di se come Dio misericordioso (rahum) e pietoso (hannun), lento all’ira e ricco di amore (hesed) e di fedeltà!

[4] Lavami tutto … [9] Aspergimi con rami d’issopo. L’uso dell’acqua nei rituali di purificazione è antica, e va oltre la tradizione giudeo-cristiano. È una lavare esteriore che diventa simbolico di una lavacro interiore.

[6] Contro di te, contro te solo ho peccato. Qui il salmo non intende dire che il peccato non sia commesso contro il prossimo, ma piuttosto sottolineare come ogni male commesso verso il prossimo, in fondo, è peccato contro Dio.

[7] Ecco, nella colpa io sono nato. Sembra più corretto intendere che il salmo parli dalla caducità umana, non di un peccato particolare dei propri genitori: tutti nasciamo in contesto di peccato.

[10] Fammi sentire gioia e letizia. Mi pare una preghiera molto bella. Non chiede solo perdono, ma anche il dono della gioia!

[12] Crea in me, o Dio, un cuore puro / rinnova in me uno spirito saldo. Da ricordare che, per gli antichi, il cuore è la sede non solo di emozioni, ma anche della ragione e volontà. Lo spirito, letteralmente il ‘vento/respiro, è il respiro vitale, e perciò la vitalità della persona. La preghiera invoca la forza creatrice di Dio, chiedendo una novità radicale.

[16] Liberami dal sangue. Si può intendere sia come preghiera di liberazione dalla violenza, ma anche dalla colpa: sangue perché reo di morte.

[18] Tu non gradisci il sacrificio … [19] uno spirito contrito è sacrificio a Dio. Il salmo non sminuisce l’antica prassi di sacrifici cruenti, ma mostra una teologia più fine, dove il sacrificio vero non è quello cruento, esteriore, ma quello interiore. Il testo è forte, parla di un spirito spezzato.

[20] Nella tua bontà fa grazia a Sion. Molti commentatori considerano questi versetti come un’aggiunta al salmo: una preghiera per la ricostruzione della città di Gerusalemme e del Tempio, formulata in tempo di esilio o dell’immediate ritorno. 

Meditatio

Prima di passare ad un tempo di riflessione, bene rileggere il brano, arricchito di queste nuovo sfumature. Mi fermo poi a meditare su queste domande, ed altre che emergono dalla mia preghiera:

  • Il titolo del salmo ricorda l’affare di Davide con Betsabea. Dov’è il mio punto dolente, che necessita dalla grazia abbondante di Dio?
  • Qual’è la mia immagine di Dio? È un Dio di pietà, misericordia, amore? Oppure un dio che mi giudica, in modo oppressivo?
  • Cosa nella mia vita spezza il mio cuore? Dov’è che trovo un pentimento vero? Dov’è che chiedo a Dio uno spirito, una vitalità nuova?
  • Quale tipo di sacrificio offro a Dio? Com’è che anche il sacrificio esteriore mi aiuta a vivere un sacrificio interiore?
  • Dove vivo esperienza di esilio/lontananza da Dio? Dove chiedo a Dio di ricostruire in me?
  • Chiedo il dono della gioia e letizia?

Oratio

Lascio che la mia riflessione diventi anche preghiera, conversazione con il Signore. Forse la grazie di riconoscere e chiamare il peccato per nome (anche nel sacramento della confessione), o la grazie di riconoscere Dio come un Dio d’amore, che vuole solo il mio bene migliore. La grazia di guardare – anche per un istante – il mondo dagli occhi misericordiosi di Dio. Sicuramente, anche dei motivi di ringraziamento, di lode di Dio. Trasformo questo in conversazione, a tu per tu, con Dio.

Contemplatio

Infine, mi fermo alla presenza del Signore, in quel silenzio carico di presenza.

Concludo, pregando il Padre Nostro.

 

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