Pellegrini

Più il tempo scorre, più mi rendo conto che i cardini delle vita spirituale diventano più profondi, ma più semplici ed essenziali. Una verità di fondo per me, intesa non tanto a livello intellettuale ma esperienziale, è la convinzione che Dio vuole guardare a ciascuno di noi negli occhi è dire Tu sei prezioso. Il giorno in cui i nostri occhi diventano veramente limpidi è quando anche noi guardiamo il mondo e gli altri con quest’ottica che ci permette di dire, radicalmente: tu sei prezioso agli occhi di Dio. Sono le parole al cuore del brano che vi propongo oggi: Isaia 43,1-7.

Verità esperienziale, perché alcuni brani hanno anche una storia personale. Mi ricordo anche il momento, sarà stata la primavera del 2005. Una chiacchierata con uno studente di seconda liceo (insegnavo allora al nostro collegio a Malta), la sera. Verso la fine della conversazione gli ho detto (in inglese) you are very dear in God’s eyes … cioè tu sei prezioso agli occhi di Dio. Le ho dette con sincerità, lo sapevo intellettualmente. Ma mentre le pronunciavo qualcosa in me mi diceva che queste parole erano prima di tutto per me, perché in fondo in fondo fatico a crederle, e se li credessi fino in fondo, mi cambierebbero la vita. Anche a ricordarle quasi risento il brivido lungo la schiena. Allora, non avevo un riferimento biblico specifico in mente … ma questo brano ci sta, e come!

Lectio

Prima di passare alla lectio, suggerisco – specialmente ai nuovi lettore – di dare un’occhiata ai suggerimenti pratici su come pregare. Importante anche una prima lettura del brano: Isaia 43,1-7 [testo su Bibbiaedu.it]. Una parola sulla struttura dei versetti 1-7, dove oltre ai parallelismi tipici della poesia ebraica, c’è una struttura concentrica chiara, che mette al centro il versetto 4ab:

  • [1ab] Dio che crea e plasma il popolo
    • [1c-3b] Non temere. Sarò con te. Dio salva e riscatta il suo popolo.
      • [3cd] Il prezzo del riscatto
        • [4ab] “Tu sei prezioso ai miei occhi …
      • [4cd] Il prezzo del riscatto
    • [5-7a] Non temere. Sarò con te. Dio salva e riscatta il suo popolo.
  • [7b] Dio che crea e plasma il popolo.

Passiamo ora ad una lettura attenta delle singole parti.

[1ab] Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, / che ti ha plasmato, o Israele. Alla base della promessa di Dio è la creazione stessa. Il Dio che ci crea, ci plasma, ci ama. Giacobbe/Israele qui non si riferisce solo al patriarca, ma a tutto il popolo personificato nel capostipite.

[1c] Non temere, perché io ti ho riscattato. Le parole di Dio cominciano con l’invito non temere, che ritroviamo tante volte sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. La paura è quella che ci blocca nel rapporto con Dio. Dio poi parla di salvezza in termini di riscatto, a questo punto della storia del popolo di Dio anche in senso molto letterale di un ritorno fisico dall’esilio in Babilonia.

[1d] ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Chiamare per nome. Un atto molto personale, familiare. Ma anche giuridico: dare nome ad una persona riflette anche un rapporto di autorità e di appartenenza: del genitore al figlio, del sovrano al suddito.

[2] Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, / i fiumi non ti sommergeranno; / se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, / la fiamma non ti potrà bruciare. Il brano parla in chiave fortemente simbolica: parla degli estremi, acque e fuoco, ambedue essenziali per la vita, ma ambedue che portano anche distruzioni. Attraversare le acque e il fiume ci ricordano anche l’esperienza dell’Esodo – l’attraversare il mare ed il fiume Giordano per la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto e l’entrata nella terra promessa. Da notare che la promessa centrale non è che non si passa da acque o fuoco ma che Dio ci dice sarò con te, un Dio che cammina con noi, ci accompagna nella vita, ci sostiene nella difficoltà.

[3ab] poiché io sono il Signore, tuo Dio, / il Santo d’Israele, il tuo salvatore. Dio qui parla di se non solo in termini dell’identità propria (il Signore / il Santo d’Israele), ma anche in termini di relazione (tuo Dio / tuo salvatore).

[3cd] Io do l’Egitto come prezzo per il tuo riscatto, / l’Etiopia e Seba al tuo posto. Se, parlando in termini umani, Dio parla di redenzione come riscatto, il riferimento all’Egitto, Etiopia e Seba – fonti nell’antichità di oro e incenso – parla di ricchezze immense per riscattare un popolo di per se abbastanza povero!

[4ab] Perché tu sei prezioso ai miei occhi, / perché sei degno di stima e io ti amo. Il versetto centrale del brano si esprime in tre modi, che ampliano lo stesso messaggio: (1) sei prezioso, prezioso come un oggetto raro di valore; (2) degno di stima o anche degno di gloria, dalla radice KBD che significa sia peso che gloria (anche noi parliamo del peso di qualcosa nel senso di importanza), e infine, (3) Dio ci dice: io ti amo. Non un Dio che è amore in qualche senso vago. Ma un Dio che ci dice personalmente: io ti amo. Magari lo credessimo davvero!

[4cd] do uomini al tuo posto / e nazioni in cambio della tua vita. Qui riprende e ripete il senso del versetto 3cd, cominciando questa struttura concentrica.

[5a] Non temere, perché io sono con te. Viene ripresa la promessa: Dio che ci dice sono con te. Se non temiamo non è per temerarietà o follia, ma per fiducia radicata in Dio.

[5b-6] dall’oriente farò venire la tua stirpe, / dall’occidente io ti radunerò. / Dirò al settentrione: “Restituisci”, / e al mezzogiorno: “Non trattenere; / fa’ tornare i miei figli da lontano / e le mie figlie dall’estremità della terra. I riferimenti geografici sono molto chiari: oriente/occidente, settentrione/mezzogiorno, e parlano di una ritorno da lontano, dagli estremi della terra. La libertà poetica permette di personificare la geografia, a cui Dio comanda la liberazione del popolo. Da notare anche il riferimento con Dio parla dei suoi figli/figlie. L’immagine di Dio come Padre non è solo propria del Nuovo Testamento, ma ben radicata nella tradizione ebraica.

[7a] quelli che portano il mio nome. Riprendendo il versetto 1d, qui vediamo che il nome che portiamo, però, è il nome di Dio.

[7bc] e che per la mia gloria ho creato / e plasmato e anche formato. Il testo riprende il verso 1ab, però qui parla del motivo. Creati per la mia gloria. Letta così, può sembra anche egocentrica da parte di Dio. Forse ci aiuta qui Ireneo di Lione (130-202 AD) che ci ricorda che “la gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio” (Contro le eresie IV,20,7).

Meditatio

Rileggiamo il brano, arricchito dai diversi spunti, e riflettiamo su noi stessi. Naturalmente si possono aggiungere domande che emergono dalla nostra stessa riflessione e preghiera.

  • Dio mi invita a non temere. Quali sono le paure che mi paralizzano nella mia vita vita, specialmente nel rapporto con Dio? Dove ho bisogno di sentire Dio che mi invita a non avere paura?
  • Dio ci crea, ci plasma, ci chiama per nome, ci chiama figli. Come mi trovo davanti a Dio? Quale immagine di Dio ho?
  • Dio promette sarò con te. Mi ricordo qualche momento nella mia vita dove, con il senno di poi, ho intravisto la mano provvedente di Dio? Qualche momento dove mi sono trovato ad attraversare mari e fuochi, però ho trovato Dio che mi affianca? Faccio memoria di questi momenti come punti saldi della mia vita?
  • Il brano è uno di salvezza, di riscatto. Dove mi trovo ancora schiavo? In esilio? Dove scopro una libertà nuova in me? Dove ho ancora bisogno di liberazione?
  • Tu sei prezioso ai miei occhi! Credo veramente che Dio vuole rivolgere queste parole anche a me? Lascio che mi parlino in modo esistenziale? Cosa significa per me sentire che Dio mi ama, senza condizione, senza richiesta?

Oratio

Lascio che la riflessione diventi preghiera, conversazione a tu per tu con il Signore, come un amico parla con un amico. Cosa vorrei dire al Signore? Quale parola di lode e ringraziamento emerge? Quali richieste di grazie o di perdono? Cosa sento che, nell’intimo del mio cuore, il Signore sta cercando di dirmi? Parlo con il Signore, senza fretta.

Contemplatio

Mi fermo alla presenza del Signore. Posso fare mia la preghiera proposta dal padre Anthony De Mello SJ: Behold God beholding you and smiling … Guarda il Signore che ti guarda sorridente. Lascia che la riflessione diventi preghiera di presenza.

Infine, concludo con un Padre Nostro.

 

 

Ci potrebbe anche aiutare Il Canto dell’Amore di fra Federico Russo, cantautore francescano, un canto che è basato su questo brano ed altri del libro della consolazione (Isaia 40-55).


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