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Ormai la Pasqua è veramente vicina, ma difficile coglierne il senso senza questa settimana intensa, in particolare il Triduo Pasquale. Vivere bene questa settimana, difatti è una vera e propria mistagogia – una catechesi vissuta nella liturgia stessa che ci aiuta ad entra sempre più in profondità nel mistero centrale della nostra fede cristiana. A questo vorrei dedicare la chiacchierata al fuoco di oggi.

Da dove cominciare? La porta della settimana è la Domenica delle Palme, quando ricordiamo l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, e la sua accoglienza dalla folla che lo osanna (letteralmente – salvaci!) come figlio di Davide. Settimana intensa della vita stessa di Gesù … intensità che spesso perdiamo leggendo il vangelo in pezzi piccoli. Intensità che cresce per raggiungere il culmine con la promessa, che diventa offerta, che si trasforma in vittoria.

La promessa

Se dovesse dare un titolo, Giovedì Santo è la promessa. La sera celebriamo la Messa in Cena Domini dove si fa memoriale dell’ultima cena del Signore e dell’istituzione dell’Eucarestia [qui una lectio sull’ultima cena di Sieger Koeder]. Scelta interessante è quella del Vangelo, la lavanda dei piedi in Giovanni 13 [una lectio qui], mentre il racconto dell’istituzione lo ascoltiamo nella seconda lettura, dalla prima lettera ai Corinzi (11,23-26). La lavanda dei piedi non si racconta soltanto, ma si fa in pratica, proprio per sottolineare che non si può comprendere l’Eucarestia, e la morte di Cristo in croce, senza la chiave di lettura del dono di se, del servizio, dell’amore.

Questa messa non ha conclusione normale … ma si porta il Santissimo Sacramento processionalmente all’Altare della Reposizione. Il Santissimo viene riportato da qui durante la liturgia del Venerdì Santo, formando la connessione forte tra le due l’ultima cena e la passione, tra Eucarestia e croce. Senza il dono di sé nella Passione, l’Eucarestia è un segno vuoto, senza l’Eucarestia, la croce è solo l’ennesima condanna crudele. L’Altare della Reposizione, e dove esiste ancora (come a Malta) la visita delle Sette Chiese, diventa opportunità per fermarsi, pregare, contemplare il mistero. È la notte di scelta: di Cristo che tra rimanere e fuggire all’orto degli ulivi, sceglie di rimane fedele, di amare fino alla fine.

L’offerta

La promessa diverta offerta. La liturgia del Venerdì Santo pomeriggio/sera fa memoria della Passione di Nostro Signore. La liturgia è potente nella sua semplicità: l’ingresso in silenzio, la prostrazione dei sacerdoti ne colgono il tono. Si ascoltano le letture ed il racconto della Passione secondo Giovanni, normalmente a più voci, anche con partecipazione del popolo. Al momento della morte del Signore nel Vangelo, ci si ferma, in ginocchio, in rispettoso silenzio. Dopo l’omelia seguono le preghiere solenni dei fedeli per la Chiesa e per il mondo. Forte la liturgia della venerazione della croce – con l’invito Ecco il legno della croce … venite adoriamo, con il gesto di venerazione individuale: un bacio, un’inchino. Segue direttamente il rito della comunione (infatti non c’è consacrazione): con l’eucarestia riportata dall’Altare della Reposizione dove era stata posta il giovedì, unendo così le due liturgie: ieri memoriale, oggi compimento. La liturgia chiude in silenzio, l’altare completamente spogliato.

Sabato Santo è giorno di silenzio. Sì celebra solo la liturgia delle ore: niente messe, nenache gli altri sacramenti – tranne la confessione, il viatico e l’unzione degli infermi. Un silenzio di attesa alla notte di Pasqua.

La vittoria

Ma l’offerta totale di Cristo non può finire con la morte. La notte di Pasqua (Sabato Santo sera) offre la liturgia più ricca e bella. Apre con la benedizione del fuoco nuovo, da cui si accende il cero pasquale, e successivamente il ceri di tutti i fedeli, e ancora in piedi si canta il preconio – l’annuncio di Pasqua. La luce di Cristo che sfolgora e illumina le tenebre. Segue una veglia di letture dell’Antico Testamento (fino a sette, con rispettivi salmi/cantici), tra cui non manca mai il racconto dell’Esodo e il canto del mare: il Nuovo Testamento che si compie in Gesù non può essere staccato dalla promessa e dalla fedeltà di Dio al suo popolo scelto. Con il canto festoso del Gloria segniamo la gioia della risurrezione, e dopo la lettura dalla lettera ai Romani s’intona l’Alleluia pasquale, e si legge il vangelo della risurrezione. Dopo l’omelia la celebrazione continua con la liturgia battesimale (dove ci sono battezzandi) o il rinnovo delle promesse battesimale, con la professione di fede. La notte di Pasqua, difatti, è il momento per eccellenza del battesimo: segno che con Cristo moriamo, e in lui risorgiamo. La messa poi prosegue in modo abituale, con la liturgia eucaristica e la comunione.

Il giorno di Pasqua, la chiesa propone lettura diverse – l’arrivo alla tomba vuota al mattino [una lectio qui], e la sera il racconto dell’incontro con i discepoli di Emmaus [lectio qui]. Ma la Pasqua di Risurrezione non finisce qui! La liturgia c’invita, infatti, ad estendere il giorno di Pasqua per bene otto giorni, tutta l’ottava è per noi questo giorno!

La sequenza Victimae Paschali Laudes – che si canta il giorno di Pasqua e tutta l’ottava – è una bellissima catechesi sul mistero che celebriamo:

Alla vittima pasquale si innalzi il sacrificio di lode,
l’Agnello ha redento il gregge,
Cristo l’innocente ha riconciliato i peccatori col Padre.
Morte e Vita si sono affrontate in un duello straordinario:
il Signore della vita era morto, ora, regna vivo.
Raccontaci, Maria, che hai visto sulla via?
La tomba del Cristo vivente, la gloria del risorto;
e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le vesti;
Cristo mia speranza è risorto e precede i suoi in Galilea.
Siamo certi che Cristo è veramente risorto.
Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi.
Amen. Alleluia.


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